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venerdì 18 maggio 2012

Bolla 198 ... Don't panic

Pescetto:- Ma tu hai paura? io un pò me la sto facendo sotto...
Orso:- Sì anche io ho paura... ma non ci penso.
Pescetto:- Anche io provo a non pensarci...
Orso:- E perché non ci pensi?
Pescetto:- Mah...credo che sia naturale ... prima o poi deve succedere...E tu perché non ci pensi?
Orso:- PERCHE' SENNO' MI VIENE IL PANICO.


martedì 15 maggio 2012

Bolla 196... Medito

Medito di un nuovo blog, più mio, più privato, più diario.
perché questi son giorni belli ma non da condividere con chiunque. solo con chi è davvero speciale.

Medito di piccole sorprese per l'orda di sbabbari che arriverà fra la prossima settimana e l'inizio di giugno. Che portano aria di mare e sapori di sempre.

Medito di piccole soddisfazioni per mia sorella che vorrebbe farmi le sorprese ma si è fatta fregare da una madre in fibrillazione.

Medito di risposte a mails e messaggi di una pongowoman che adoro, a cui mi piace scrivere cose belle e che stanotte anche nel sogno, mi ha fatta ridere!

Medito di aggiustamenti a lavoro, che vengono bene per pochi giorni e poi puuffffffffff si sgonfiano. su questo dovrei meditare di più e meglio.

Medito accanto al cespuglio di lavanda e circondata dal vento che vorrebbe spazzarci via.ma a me il vento non mi da fastidio, anzi, culla e rigenera.

Medito risposte non risposte che mi aiutino a cogliere il senso di un'amicizia che è chiaramente diversa da come era prima. non necessariamente migliore...diversa.

Medito su questa estate che mi si posa sulle braccia al parco col cane ed ancora lontana milioni di minuti dai miei piedi ghiacciati.

Medito sul regalo da fare a mio padre per il suoi 70 e faccio biglietti aerei.

In generale ho proprio voglia di ringraziarci per questo continuo tentativo di sfiorare un equilibrio...insieme, senza stanchezza.

domenica 12 febbraio 2012

Bolla 179 ... sunday morning

Che significa svegliarsi col profumo del caffé e il sole fuori dalla finestra che illumina tutta la stanza di arancio.
Fiori sul davanzale e nelle lenzuola.

Odore di cane che infila il muso sotto il braccio e voglia di risveglio.
In tutti i sensi.
Due ruote ciascuno a zigzagare fra gli ultimi cumuli di neve lasciati come i pacchi fuori dalle porte.
Pigneto e portamaggiore, poi su e giù per San lorenzo. 
Le vibrazioni dei sampietrini e il ghiaccio dove ancora non è arrivato il sole.
Un cappello colorato che non ne vuol sapere di stare in testa e il cappotto arancione del sole di oggi. Muscoli che dolgono su per certe salite e poche macchine, aria fredda, finalmente pulita.
Nuvole che corrono veloci e sibilo di ruote che girano.
I sorpassi a suon di campanella e le strade giuste e quelle sbagliate.
Il freddo alle orecchie mentre passiamo accanto al Verano.
Fermarsi alla bancarella dei fiori e telefonare alla biutiful per farti offrire un caffé mentre noti ai tuoi piedi il ghiacciolo della fontanella. E hai voglia di vederla la biutiful che son secoli che non state un pò insieme.
e poi nuovamente verso casa.
A spingere forte sui pedali per l'ultima salita e due chiacchiere con la signora Margherita appoggiata al bastone che ci coccola chiedendoci se vogliamo mangiare da lei, alla faccia di chi dice che in città come questa non è possibile creare rapporti, tessere reti, fare attenzione agli altri. Basta solo volerlo e non essere pigri nei gesti verso le persone.
La doccia calda che porta riflessioni sul vivere lontano da Roma, su quanto può costare se devi rinunciare a vedere tuo figlio crescere. e i compromessi per mantenere la propria dignità di donna e di lavoratore e riflessioni sulla necessità che già ora provo di avere accanto l'Orso, quando sarò incinta. Che se siamo tu ed io il resto, il contorno, la cornice non ti fa passare la voglia di stare vicini.

poi l'acqua se li porta via i pensieri così e mi guardo le guance rosse di vapore nello specchio e sì, sono fortunata.

Fortunata e col cuore gonfio di gratitudine per il cielo ed il sole chè oggi sembrava di poterli toccare.



lunedì 16 gennaio 2012

Bolla 172 ...

sarei stato ugualmente felice...
- davvero?
sì, davvero.

lunedì 19 dicembre 2011

Bolla 162...quelle piccole cose

Post riflessivo ma non troppo.
sulla scia della poca chiarezza fatta nelle mie emozioni.
l'Orso mi aiuta, di là e smadonna dietro al tricotin.
mi fa ridere questa cosa.
ma è anche oggettiva la difficoltà che incontra a tirare fuori i fili ingarbugliati con le manone.
ma ci riesce sempre lui.
anche con quelle manone scioglie i nodi.
anche quelli più piccoli.

Insomma sono giorni in cui mi son chiesta perché certe confidenze siano state fatte proprio a me, confidenze gonfie della loro felicità.
che mi fanno capire che, chissà come, chissà quando, sarò felice di essere come sono diventata.
coraggiosa della capacità di esprimere le mie emozioni.
delle quali non ho paura. 
non ho l'obbligo o il dovere di dimostrami all'altezza anche quando non so se lo sono.
anche quando sono preoccupata o spaventata.
cercherò di non sentirmi in dovere di dimostrare di saper gestire tutto.

e sono felice di averle ricevute queste confidenze.
mi brilla il cuore all'idea.
e allo stesso tempo se poi bisogna far finta di niente perché il guscio delle emozioni altrui è troppo spesso il cuore mi brilla un pò meno.


ma c'è un quotidiano che mi ridà luce.
che troppe volte diventa una prigione ma è quanto di più prezioso mi sia capitato di vivere.
i nostri gesti, dal mattino alla sera.
i nostri sguardi. la complicità della nostra casa.
nei nostri odori e nelle nostre parole e sapori.
quelli nostri, del Pescetto e dell'Orso, che capta che qualcosa non va per il verso giusto.
e forse intuisce cosa sia.

e quindi (e qui scatta la musichetta) fa piccole cose, che, come dice Mamma F, i capolavori son piccoli sennò son caciaroni


il miele di erica sulle sebadas
-
un nuovo bellissimo taccuino in carta di pietra


e non è un caso l'illustrazione in copertina.
anche se le domande che ci poniamo adesso sono domande che lasciano la porta aperta.
domande che ci fanno emozionare e sorridere.
e arrossire dei dubbi che nascono.

e il nostro studio.
rivisitato per far crescere finalmente i rami del pothos lungo i fili di naylon che stenderemo fra le pareti.
vederli allungarsi e protendersi.
piano piano, come noi due, crescere.


e nella loro assoluta semplicità, nel traffico odioso di questi giorni di follia collettiva, questi suoi gesti mi fanno sentire in equilibrio.

mercoledì 14 dicembre 2011

Bolla 159...il vaso di Pandora


anche oggi è passato.
fluf, scivolato via lasciando tracce argentate come bava di lumaca.
tracciato con la stessa lentezza.





cerco di fare chiarezza mentre scrivo ed è ciò che ho provato a fare per tutto il pomeriggio, uncinetto in mano.
cerco piante grasse su internet da fare ad uncinetto, sento mia madre.
mando i pensieri avanti ad esplorare nel silenzio di una casa vuota.


unica colonna sonora sono state le unghie del cane sul parquet e il rosicchiare della cavia.
e il tac dell'ago di plastica del tricotin.
non avevo voglia di musica.
solo di starmene in tranquillità a cercare nuove strade di sopravvivenza emotiva.

perché si fa fatica ad affrontare la crisi in due.
forse più di quanta se ne farebbe da soli.

si prova a starsi vicini. ma le frustrazioni son tante.


forse sono troppe per lasciarci uscire indenni anche stavolta da un litigio esploso all'improvviso. il secondo in poco tempo.
un litigio di quelli brutti.
una guerra lampo.
e a me sembra, adesso, di non saperle più combattere le guerre lampo.
a che pro?
per vincere cosa?
non ci sono vincitori e vinti qui da noi.
e io con l'uncinetto in mano vado avanti per chilometri di filo.
lo stendo fra noi due per non sentirmi più implorare rispetto. chiederlo. pretenderlo.

si fa fatica in due a superare la crisi.


Fossimo in tre avremmo più forza?

domenica 20 novembre 2011

Bolla 150... liberi

Basta poco.
Fuggire da una città che non riesci a godere, neppure chiusa al traffico. Perché è troppo tante cose, troppo rumorosa, troppo sporca, troppo piena...troppo.
E diventa un pò la parabola di come sono stati gli ultimi giorni e questo loro essere così troppo piano piano ci allontana da noi stessi.
O per lo meno, a me succede questo.
Prima bastava prendere il motorino e andare a fare una passeggiata in spiaggia per tornare a contatto con me stessa.
Mi bastava il vento e l'odore del mare.
Da quando vivo qui è più difficile.
Ma non è impossibile.
Ci serve un guinzaglio lungo, gli scarponi, acqua e panini. E un pezzo di cioccolato.
e poi via.
Passo dopo passo, cadenzando il respiro e trovando il ritmo accade la magia.

Quando pian piano cominci a godere profondamente della solitudine e del tuo essere una parte di qualcosa di grande, di un perfetto equilibrio...


e passo dopo passo lasci entrare dentro te l'odore pulito e freddo dell'aria e con quell'odore i sensi riprendono vigore e col tuo respiro si fonde il rumore dei rami che strusciano fra loro ...


gli occhi hanno voglia di unirsi a questa musica e trovano microscopici mondi nei dettagli


e tesori che suonano come cristalli.


Sono questi i momenti in cui ritorno davvero in pace con me stessa e il troppo del quotidiano viene ridimensionato, tornando ad essere solo un momento della mia vita


che resta, nonostante tutto, ogni giorno, avvolta dalla bellezza dei gesti gentili di chi ho vicino, dalla dolcezza degli sguardi che incrocio, dalla magia degli incontri inaspettati


dei punti di vista diversi che solo all'apparenza sembrano limitare l'orizzonte.


E camminando e riflettendo, respirandomi dentro mi riscopro sempre una persona fortunata e felice del mio stupore per le stagioni che mi passano addosso lasciandomi diversa, cambiandomi dopo avermi fatta fermare, per forza, nel freddo.



Ma la strada da sola sarebbe stata meno interessante, come i viaggi, che da soli sono stupendi, ma in due fanno crescere consapevolezze diverse.


E camminando camminando ho riportato la magia nella vita di ogni giorno e la vorrei tenere stretta, riuscendo a goderne ogni momento, filtrando gli avvenimenti senza lasciarmi sopraffare dal troppo.
Portando in ogni giorno un pò di quest'aria fredda, che mi regala obiettività senza spengere i colori, che rende ciò che conta veramente nitido, spettacolare nella sua semplicità.


sabato 19 novembre 2011

Bolla 149 ... Recupero

Ma buongiorno!!!!
Questa settimana è stata sotto molti aspetti allucinante.
Cominciata col Poltergeist, è continuata con un'inarrestabile catena di sfighe inenarrabili di piccoli contrattempi , non ultima aver bucato ieri sera in motorino col freddo becco di una serata di novembre.
Non oso immaginare come si svolgerà il fine settimana.
Ma devo resistere all'ondata malefica che ci attanaglia in questi giorni.
In realtà l'abbiamo buttata sul ridere. per non piangere.
e alla fine abbiamo riso come tre scemi, per tacer del perosauro.
Infatti anche il LungoBardo rideva.
come una iena.
Perché in effetti ringhiava un pò, con i denti davanti scoperti, che aveva un forte mal de panza post ingestione di cetriolo/robetta per cavie.
Ci siamo infatti svegliati con il LungoBardo ventriloquo che ci parlava con la pancia perché aveva rubato tutto il mangime di Otto, il porcellino d'india alias Perosauro.
Ma vogliamo parlare anche del trasloco dell'ufficio allagato?
o del megavirus che ci ha fatto mandare mail a mezzo mondo?
oppure delle profumate lenzuola stesa al venticello freddo di novembre e ritirate con tanti pois di emme di pingeons?
Ma no, su è acqua passata.
Aspettiamo la sfiga odierna e continuiamo a ridere.
isterici...in coppa a sto ca...ctus
nota: dietro il cactus fatto al tricotin potete notare l'ennesimo regalo di questa settimana: le piogge monsoniche hanno lasciato il segno, sul muro, minchia.

Minchia.....

martedì 15 novembre 2011

Bolla 147...spiaggiata col Poltergeist

Questo post vi farà pensare che i poltergeist esistono. Infatti esistono. Vivono a casa mia...tutti.

Istruzioni per l'uso della vaporiera


Dicevamo... ah sì ecco, SPIAGGIATA...fuori stagione, in effetti, ma mi sono arenata...spiaggiata in un mare di noia e di lavoro. Trascuro le amichette e mi dispiace. Trascuro il LungoBardo e mi dispiace. Trascuro me stessa e mi dispiace.

Ma le giornate mi regalano sorprese ed emozioni, nonostante tutto.

IERI SERA:
Decido di fare i finocchi al vapore per cena.
Vado in balcone e azz...si è fulminata la lampadina, vabbé domani la cambiamo.
Recupero la vaporiera e l'attacco alla presa elettrica.
La vaporiera non si accende.
La stacco e provo un'altra presa, più per scrupolo che per altro.
La vaporiera magicamente funziona!Yeppa!
Mentre infilo bene la spina nella presa noto un lampo provenienza balcone con la coda dell'occhio.
(umph sarà un riflesso dalle finestra di qualcun altro - registra il mio neurone).
Pigio meglio la spina e spataflash....altro lampo.

Maccheccà...succede....

 Succede semplicemente che ...
...se attacco la vaporiera si accende la luce in balcone.

Pescetto's balcone con la vaporiera attaccata...


E fin qui posso capire...un contatto...dopotutto da noi se accendi la luce in corridoio vicino l'ingresso si accende il lampadario in bagno...

Mentre la vaporiera va e ho spento la luce in balcone decido di passare la 100gradi.
Prestata da amici questa macchina può essere usata lontano dal LungoBascio ergo approfitto dell'assenza per passeggiata serale e metto l'acqua, pigio il bottoncino, lucina che si accende evvaiiiii ora posso scrostare le pareti della doccia!

Gioia unt gaudio per me ed Hip hip Hurrà per la tecnologia. 

E, già che ci sono mi dico, non paga:- Quasi quasi do una botta al pavimento...
Comincio a fare su e giù con la spazzolona fumante e nel frattempo penso pure gioiosa che sto riumidificando la casa.

Gioiosa sta ceppa benemerita.

Mezzora dopo circa, infatti, l'OrsoMarso torna e chiede passando davanti la porta del bagno:- Pescetto oh che tu fai a pecora col cacciavite in mano???

Gioco alla marchesina de sade non vedi amore?
Invece stavo riavvitando il tappo della scatola sifonata che da noi sta al centro del cesso e che grazie al vapore non aveva più quello strato plurimo di ere geologiche di calcare che la reggevano e si è aperta.

Aperta dico. Un minuto prima passo sopra il tappo con l'aggegio al vapore e un secondo dopo c'è un buco al centro del bagno. Un buco nero. Che puzza.
Io di base son felice, son gioiosa e mi monto pure i rubinetti da sola.
Ma la guarnizione che si stacca e mi lascia così, sola e con il buco nero al centro dell'universo no. Per favore no...non con un cane in casa.
non quando ho appena pulito il cesso.
non mentre la vaporiera va a vapore e mentre rientra in casa, l'Orso, accendendo la luce all'ingresso mi spenge la luce in bagno!
non mentre ho le manine a mollo nella pozza nera e cerco la guarnizione!

Il Poltergeist tappato nel mio cesso

E questo accadeva ieri sera.

QUESTA MATTINA entrando in ufficio...
Responsabile 1:- Ma che ha fatto Pescetto, dove ha battuto la testa?
La testa? io?
Porto la mano alla fronte e..sì, io ho un bernoccolo/brufolo sottopelle che sporge di 1,50cm dalla mia fronte.
Sono l'unicorno.
Sì, io sono il mitico iridato miominiunicorno.

QUESTA SERA

mentre pensavo alla cena mi dicevo:- Se le lenticchie le metto nella pentola a pressione nell'acqua calda fanno prima...Tu tu tu tatataaaa canticchio felice e gioiosa.
Come una scema che aspetta che l'acqua si scaldi e aspetta che l'acqua si scaldi e aspetta che l'acqua si scaldi e aspetta...
aspetta un attimo...
Con l'emozione della scoperta della presa della vaporiera (14 novembre, non 14 luglio 1789) i miei sensi obnubilati dallo stupore mi hanno impedito di pensare che sulla stessa colonna della luce del balcone c'è anche la presa dello scaldabagno.

Che chiaramente funzionerà solo in contemporanea all'uso della vaporiera.

AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAARRRRRRRRRRRRRRGGGGGGGGGHHHHHHHHHHHHH


io andrò a lavarmi in piscina.
dopo l'acquagym.
e dopo colazione.
l'Orso che farà?

...ed è solo martedì....

PS: aggiornamento. Alle ore 19:33 ho avuto un'illuminazione. Che non proviene dalla luce del balcone, no. Dalla mia testolina. Ho attaccato il caricatore delle pile riutilizzabili alla maledetta presa, così ricarico le pile e non spreco energia. Lo scaldabagno e la luce del balcone sono tornati in funzione.


mercoledì 2 novembre 2011

Bolla 143 ... Le cose che amo di te

le scopro ogni giorno
ho rubato una pietra per te.
ti ho scattato una foto. per te, per il blog.
sono i momenti in cui tutto sembra essersi perduto e invece no, non è così...
e tu ogni giorno riesci a creare un capolavoro. piccolo. solo per noi due.


sabato 29 ottobre 2011

Bolla 142 ... il corpo non dimentica

è passato un anno e poco più di un mese.
nella memoria ci sono sensazioni di cui conservo solo il ricordo di avere provato.fuggite, con la velocità e l'impalpabilità dell'ormone che si volatilizza.
nella memoria del mio corpo invece è rimasto impresso tutto.
me ne accorgo quando provo freddo in situazioni che prima mi avrebbero vista se non sbracciata, almeno meno intabarrata.
me ne rendo conto quando il ciclo arriva ed è diverso, non da più dolore.
Me ne rendo ancora più conto quando penso che la mia vita non è cambiata di una virgola ma che sono ingrassata. e non riesco a scendere nuovamente di peso.
nelle rughe che son nate in quel periodo e nei mesi successivi sulla fronte.
e agli angoli della bocca.
e questo coprirmi di più mi fa star male.
sento i mesi che passano. li guardo e mi guardo viverli grazie alla promessa che mi sono fatta. ogni piccola cosa va vissuta. ogni singolo momento ricordato e deve diventare un tesoro.
se penso all'ultimo anno è una risalita, ne sono certa. e un allontanamento da ciò che non mi fa stare bene.
ci ripensavo nell'oscurità e nella solitudine di un hammam. coperta di sapone nero. nuda. mi son sentita avvolta e imbozzolata in ciò che ancora devo cambiare di me.
nella nebbia di quella stanza calda, seduta sul marmo freddo mi son sentita profondamente libera di poter cambiare ogni virgola. sotto il guanto che mi tirava via la pelle morta di dosso vedevo in quei riccioli di pelle tutto quello che ho allontanato. ma che mi era rimasto addosso.
 appesantendomi. zavorrandomi.
e continuo a sfrondare ancora oggi.
piano piano. ogni colpo di spazzola sui capelli corti quasi come un anno fa. ogni colpo di scopa che allontana l'ennesima muta del LungoBascio.
e tutto mi da la sensazione del tempo che scorre. che passa. in una ciclicità a cui non mi posso imporre.
che non posso contrastare. ma viverla, semplicemente, calamirci dentro.
non spingere il fiume, viaggerà comunque alla sua velocità.
tutto sta nel guadagnare l'equilibrio per poter navigare guardando i pesci sotto il pelo dell'acqua, le rive, i loro abitanti. godendo di tutto questo.

"Hai appreso anche tu quel segreto del fiume: che il tempo non esiste?". Un chiaro sorriso si diffuse sul volto di Vasudeva. "Si Siddharta" rispose.
"Ma è questo ciò che tu vuoi dire: che il fiume si trova dovunque in ogni istante, alle sorgenti e alla foce, alla cascata, al traghetto, alle rapide, nel mare, in montagna, dovunque in ogni istante, e che per lui non vi è che presente, neanche l'ombra del passato, neanche l'ombra dell'avvenire?". "Si, questo" disse Siddharta. "E quando l'ebbi appreso, allora considerai la mia vita, e vidi che è anch'essa un fiume, vidi che soltanto ombre, ma nulla di reale, separano il ragazzo Siddharta dall'uomo Siddharta e dal vecchio Siddharta. Anche le precedenti incarnazioni di Siddharta non furono un passato, e la sua morte e il suo ritorno a Brahma non sono un avvenire.
Nulla fu, nulla sarà: tutto è. Tutto ha realtà e presenza". Siddharta parlava con entusiasmo; questa rivelazione l'aveva reso profondamente felice. Oh, non era forse il tempo la sostanza di ogni pena, non era forse il tempo la sostanza di ogni tormento e d'ogni paura, e non sarebbe stato superato e soppresso tutto il male, tutto il dolore del mondo, appena si fosse superato il tempo, appena si fosse trovato il modo di annullare il pensiero del tempo?

Non devo temere questo scorrere.



giovedì 27 ottobre 2011

Bolla 140 ... il censimento...

è infine giunto anche qui. A casa Pescetto si affrontano le domandone.
Ce ne si pone anche di diverse.
Il vero censimento è questo. e menomale che non dobbiamo partire a dorso di mulo per andare da Nazareth a Betlemme.
che quello lo potremmo fare come viaggio a Natale, magari.
Comunque leggete attentamente e rispondete.

venerdì 21 ottobre 2011

Bolla 139 ... portami a fare un giro

un cd che suona mentre mi riporti a casa dall'aeroporto.
fuori dal finestrino è la fine di giugno e a me l'aria sembra fresca anche se ci sono 34 gradi ed è il primissimo pomeriggio.
sto tornando dal marocco e ti sto portando un cammello.
mi stavi aspettando agli arrivi internazionali e quando mi hai vista è stato come darsi il primo bacio.
voleva dire che ora sarei rimasta.
e il giorno dopo siamo partiti.
però quel pomeriggio io me lo ricordo.
così bene, l'odore dell'asfalto caldo.
la tua macchina che faceva il rumore di un trattore.
le mie valige nel cofano.
la mia camicia bianca con i jeans anni 70.
i sandali di cuoio.
la tua maglietta e gli occhi così azzurri, ma così azzurri che mi hanno tolto il respiro.
e zanardi che cantava felice della libertà ritrovata.
quando arrivo mi dai un altro bacio da togliere il fiato?
di quelli che la gente si gira a guardarci?


sabato 3 settembre 2011

Bolla 118 ... pathological picture taker ...

In effetti ci sarebbe uno zaino ancora da svotare, i panni lavati mi aspettano nella lavatrice da una mezzoretta buona ...(però l'ho spenta...), vorrei controllare le analisi che ho ritirato questa mattina, ma forse anche no.
In realtà ciò che mi va davvero di fare è sfogliare tutte le foto fatte in queste ultime settimane, per fermare, anche qui, in questa sorta di diario non diario, le sensazioni che ogni giorno mi hanno accompagnata.

Un piccolo paese in abruzzo, terra dell'Orso Marso, fatto di chiacchiere, di pietra chiara, di grida di bambini e di infinite salite.


Con angoli intimi in cui fermarsi a chiacchierare con gli sconosciuti, seduti su uno sgabello di legno, a guardare le rughe sul viso delle donne e ascoltare parole come i nodi di un tappeto che creano disegni


Ritrovare il tempo per piantare trifoglio da far brucare al Perosauro e per decidere di non cogliere le rose, lasciarle vivere fino in fondo.


Camminare fino a sentire i polpacci dolenti solo per veder cosa ci sia al di là di quella collina, scoprire che non c'è nulla e mettersi a guardare il cielo, senza delusione, solo in compagnia della sensazione che il corpo pian piano si svegli.



O riposarsi al fresco di un ciliegio piantatato dal nonno chissà quanti anni fa.



Riscoprire le mani, laccare le unghie di rosso e non trovare niente di strano nell'usarle solo per fare lavori di casa, all'uncinetto, col calore del LungoBascio che non è sgradevole...perché qui non c'è caldo!


Russare sereni sull'erba, pensando solo a come si chiameranno quando arriveranno, bere piano una birra fredda del lago in cui l'hai lasciata immersa, sorridere sotto i baffi delle morbidezze di chi ami e delle tue, svegliarsi e tirare sassi sul pelo dell'acqua.


Farsi avvolgere dal frinire delle cicale e guardare l'acqua agitarsi in superficie in mille mulinelli. Sentirsi semplicemente felice per un momento di totale solitudine. immersa nel fresco. Nell'odore dell'acqua. Essere osservata fra l'erba dai paperi che riposano sotto la canicola.


Scoprirsi a curiosare nel buio delle crepe aperte dal tempo in una vecchia porta. Guardarsi dal di fuori e vedere una bambina con i capelli ricci, un vestito a pois bianchi e le unghie laccate di rosso inchinata in avanti che guarda nel buio. Pensare di distogliere lo sguardo subito, veloce: ora io guardo diretta verso la luce. Il buio, lo so dentro, è finito.


E poi guardarmi con occhi altrui. Sperare che ci trovi ancora ciò che lo ha fatto innamorare di me. nonostante tutto. E poi guardarli quegli occhi azzurri e scoprire che ogni giorno c'è quel qualcosa. Ogni notte.


E volersi tuffare in quel blu ogni giorno e ogni notte. Anche quando ci sarano Vinicio e Olivia. Anche quando il LungoBascio non ci sarà più.

E gioire di un successo costato un anno di fatica, infinite discussioni e rinunce, ma che è un lavoro bellissimo, che parla di noi due e della mia terra, del modo di leggere gli sguardi dietro le maschere e di come i riti più antichi possano resistere, sopravvivere, senza perdersi.




Una vita a due che ricomincia dalle cose più semplici, come il basilico in un vaso per la pasta o come i regali da fare alla casa.


E poi noi, finalmente di nuovo noi. Noi stessi. A parlare per ore, lungo kilometri di strada, fra gli incendi e l'umido della costa. A dirci di noi, a fare progetti, nell'odore degli orti annaffiati alla sera.
Banalità, di un amore sconvolgente.


venerdì 2 settembre 2011

Bolla ... 116bis ...Tornati!

Tornati con la leggerezza dell'estate nella pelle e nei pensieri.

Con la voglia di ricominciare a darsi da fare, a lavorare, godendo di questa nuova serenità costata un anno di fatica.

Perché un anno fa, esattamente un anno fa, cadevo in un mondo offuscato, opaco, nero.

Oggi sono di nuovo in piedi e sono più forte.

Nelle notti passate a guardare il cielo abbiamo parlato, riso, scherzato e ci siamo guardati come succedeva un anno fa.

Prima di perdere il bambino eravamo felici.

Abbiamo passato gli ultimi didici mesi a guardarci andare giù e risalire piano.

Raccogliere le poche energie che avevamo e spenderle per tornare a galla.

Fare piccoli incerti passi avanti e tornare indietro, ricominciando da capo.

Ora siamo ancora qui. 

Come un anno fa. 
Noi due. 

Insieme. E questo è ciò che conta.


mercoledì 3 agosto 2011

Bolla 115 ... la Voglia

in valigia ci volevo mettere il costume, non i piles.
le infradito e non gli scarponcini.
il telo da mare e non il sacco a pelo.

io volevo solo andare al mare.
ecco.
arrivare in spiaggia quando ancora non c'è nessuno e andare direttamente in acqua. farmi coprire il corpo dall'acqua salata trattenendo il fiato fino a quando i polmoni non implorano pietà.
nuotare sottacqua per vedere dove riesco ad arrivare ora. pensare a dove arrivavo prima.

fare bolle d'aria e guardarle salire dal fondo verso la superficie, sfuocate, sfumate dall'acqua.
mi bastava pensare che era valsa la pena risparmiare.
lavorare di più.
guadagnare di più.
faticare di più.

ma mi son sbagliata.
evviva evviva, gioia e gaudio.
montagna aspettaci.
che cuelo....

martedì 2 agosto 2011

Bolla 113 ... Aiuto! Polizia!!!

Lasci la macchina a tua sorella perché deve spostarsi in una città del Centro Italia per un colloquio di lavoro.
Litighi con tutta la famiglia a causa di ciò.Perché non è abituata a guidare. Ha paura dell'autostrada. Di sicuro non farà a tempo a riportare la macchina perché l'OrsoMarso possa prenderla per andare a fare un lavoro in Abruzzo.
Organizzi il lavoro tuo e del tuo uomo stravolgendolo.
Rilitighi con tutta la famiglia inclusa tua madre con cui non parli da un anno. Ci riparli per l'occasione.Ci rilitighi.
Al ritorno chiedi a tua sorella di parcheggiare la macchina sotto casa. La parcheggia due traverse più in là.

Oggi vai a prendere la macchina e la trovi aperta.
Tutta aperta. Senza segni di scasso.

L'ha lasciata aperta.

4 giorni.

Lontano da casa.

Con i documenti dentro.


Farle prendere la paurazza dicendole che ci hanno fregato i documenti e le giacche da montagna che stavano nel portabagagli non ha prezzo.
Per tutto il resto c'è solo da portare pazienza...

mercoledì 20 luglio 2011

Bolla 110 ... Ricomincio da tre ...

Fino a ieri eravamo qui:

comunicazione: 0
dialogo: 0
voglia di andare via: oltre l'immaginabile
voglia di stare insieme: 0
voglia di saltarsi addosso: 0

voglia di uccidere: l'unica presente.
Poi, ricomincio da 3.
Tu, io e il Lungobascio.
ma è l'ultima volta ...

domenica 5 giugno 2011

Bolla 99 ... Je t'aime, jeu t'aime ...

Il mio ex storico (8 anni di storia, uno di convivenza, 5 gatti, due cavie, viaggi infiniti fra Cagliari e Milano e Parigi)mi aveva regalato un libro. Un libro carino in cui le pagine sono tagliate a fettine orizzontali e compongono, sfogliandole i fotogrammi di film d'amore e i dialoghi.
A volte, per gioco lo riprendo.
Decontestualizzate, le frasi dei film più celebri sono buffe.
Semplici.
Banali.
Come decontestualizzate sono buffe le nostre azioni. Banali. Semplici ed elementari.
E come in questo libro devo uscire dal contesto. Per guadagnare obiettività. Mi ritrovo nuovamente a doverlo fare. E un pò mi son scocciata (ho detto scocciata...mah!).
Insomma, di dirmelo da sola che sono speciale.
J: Mais je suis heureuse!

R: Notre vie n'est faite que de moments. C'est toute une vie avec toi que je voudrais.

J: ... Je me demandes souvent pourquoi tu m'aimes.

R: Je te l'ai déjà dit, je t'aime parce que tu est différente.
J: Différente de qui?
R: Différente de toutes les autres femmes.

Les Amants de Louis Malle (1958)

mercoledì 1 giugno 2011

Bolla 93 .. Diventare insieme migliori...

Sono giorni in cuiil Pescetto si lamenta molto, soprattutto nella tipica maniera della portinaia: in pubblico.
Il LungoBascio è il mio pubblico, mi guarda con quei suoi immensi occhi acquosi e languidi e mi da le nasate sulle braccia perché, se tra una frase ed un'altra mi fermo, ricominci ad accarezzarlo.
Sono giorni in cui ilPescetto si sente vagamente insoddisfatto. E sa che si aspettava qualcosa di più.
Pensava che in un anno l'interruttore del corridoio manomesso sarebbe stato riparato. Che in un anno gli stipiti delle porte saltati durante i litigi sarebbero tornati al loro posto. Che lo sciaquone del bagno potesse smettere di fare il muggito della nave in partenza dopo ogni tirata. Che la casina, il nido dell'amore sarebbe stato come l'aveva immaginato, lindo, fresco e profumato, nonostante il Perosauro e il LungoBascio.
Pensava, immaginava, sognava ad occhi aperti immagini e fotografie che continua solo a pensare, immaginare e sognare. Non diventeranno realtà.
IlPescetto un pò ci resta male per questa cosa e decide di dedicare il prossimo ponte del 2 giugno, da sola, a tutte queste cose.
E se non fa attenzione si incazza e pare che il mese di giungo per il pescetto sagittario sia un mese particolare a livello di cicli che si aprono-chiudono.
E non deve incazzarsi. Perché ha scelto lui.
Riformulo: ilPescetto ha scelto l'OrsoMarso.
Che ha ampi margini di miglioramento ma anche tempi lunghissimi.
E deve fare i conti con questi tempi il pescetto. E sbuffa, è impaziente. Sa che se fosse sola le cose andrebbero in modo più spedito e veloce.
Ma pensa anche che se fosse sola non ci sarebbero piccole meravigliose cose che fanno crollare gli stipiti. Tipo farci l'amore contro. O un bacio posato ogni mattina su una spalla mentre dorme beata girata di lato. Non ci sarebbe un letto a una piazza e mezzo da dividere in tre: tu, io e il metro e venti di puzza.
SA che se fosse stata sola non ci sarebbe stata la consapevolezza di poter essere madre di un OrsettoMArso.
Che gli sguardi che mi poggia addosso lui (proprio poggia, non posa, l'OrsoMarso è così...diciamo poco...soave) non mi avrebbero segnato il corpo dall'interno.
Che se fossi stata sola, in effetti, nonostante tutto quello che la quotidianità vuol farmi dimenticare, in effetti non sarei cresciuta tanto in questo ultimo anno. Il nostro primo anno di convivenza.
In cui la casa sembra voler crollare da un momento all'altro sotto la spinta implosiva del casino, ma regge.
Come abbiamo retto noi.
I due ricci che ancora cercano di non farsi male con le loro spine per trovare l'equilibrio in cui smetteranno di pungersi per poter starsi vicini. Due ricci che provano ad entrare l'uno nella pelle dell'altro per guardare attraverso i suoi occhi e realizzare i propri limiti.
Più di così mi sa che non potevamo fare...e siamo stati bravi. In fondo. A non nascondere i nostri lati peggiori per cambiarli. A cercare di diventare insieme migliori.
Ti amo Orso. Ogni giorno ti riscelgo. Ogni volta che apro gli occhi nei tuoi.
Ma, tesoro....